Leggo che il compagno Vladimiro Guadagno parteciperà all'Isola dei Famosi e beccherà anche una cifra pari a quella che un operaio può guadagnare in 300 anni di lavoro. Beh non c'è niente di male: Luxuria, nome di battaglia di Guadagno, è una donna (?) di spettacolo, viene dal mondo dello spettacolo e dunque, uscita dal parlamento, dovrà pure tirare avanti la baracca. E quelli della sinistra si scandalizzano adesso; prima invece, tutto normale. Invece ci si dovrebbe, o meglio ci si sarebbe dovuti comportare, in modo esattamente opposto.
Insomma quello che voglio dire che il problema non è Luxuria all'Isola dei Famosi, ma il problema era Luxuria in parlamento a rappresentare i diritti della sinistra. Capisco la rabbia di chi si è fatto infinocchiare eleggendola e ora, dopo l'errore, cerca di affondare la barca di Luxuria quando dimostra di non avere comportamenti particolarmente coerenti con un'ideologia (scusate se uso un arcaismo) di sinsitra. Ma il problema è che non li ha mai avuti: la sua elezione è il frutto di un'allucinazione collettiva che da tempo infirma la sinistra champagne di Bertinotti & Co.. Bisognava, per tempo, capire che Luxuria è la prefigurazione, diamletralmente opposta, della Carfagna: ma, se permettete, la Carfagna si è dimostrsata meno incoerente; o meglio, più in linea col personaggio.
L'unica cosa che ora dovrebbe fare il PRC - ammesso che esista ancora - è ritirale subito la tessera - ammesso che Luxuria l'abbia ancora - e non permetterle mai più di parlare a nome di qualcuno che non sia lei stessa. Evitiamo altre cialtronate. Anche perchè noi le cialtronate non le sappiamo fare: lasciamole a Silvio e ai suoi professionisti.
domenica, luglio 27, 2008
martedì, marzo 25, 2008
La Sezione su Repubblica
La Sezione Lipparini ringrazia Repubblica per averla pubblicata sul sito:)
E speriamo che sia di buon auspicio!
http://www.repubblica.it/elezioni-gallerie/ritoccati/index_1.html
(cliccare per credere)
E speriamo che sia di buon auspicio!
http://www.repubblica.it/elezioni-gallerie/ritoccati/index_1.html
(cliccare per credere)
venerdì, marzo 14, 2008
SPOSA ANCHE TU UN FIGLIO DI BERLUSCONI
Care amiche lettrici e precarie, vi linko l'istanza di matrimonio da inviare al figlio di Berlusconi...oh ragazze, ce ne sono due entrambi belli prestanti...fatevi sotto dài!dài!
Coraggio...
http://download.repubblica.it/pdf/2008/istanza_di_matrimonio.pdf
mi raccomando partecipate numerose!
Coraggio...
http://download.repubblica.it/pdf/2008/istanza_di_matrimonio.pdf
mi raccomando partecipate numerose!
giovedì, marzo 06, 2008
LA SEZIONE PER "WALTERINO"
mercoledì, febbraio 13, 2008
LA SEZIONE PIANGE HENRI
E' morto Henri Salvador...
Se ne va un mito.
Un grande cantante.
Rimarremo sempre nel tuo giardino d'inverno.
Se ne va un mito.
Un grande cantante.
Rimarremo sempre nel tuo giardino d'inverno.
lunedì, febbraio 04, 2008
Viva Mastella - inoltratelo a più non posso...
I figli di Sandra e Clemente
Gli italiani visti con gli occhi di altri italiani
Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più. Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur.
L’Udeur, in quanto partito votato dall’ 1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico. Si chiama „Il Campanile“, con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa cinquemila copie, ne distribuisce 1500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano al collega Marco Lillo dell’Espresso, che ha fatto un’inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un’altro nei pressi di Largo Arenula.
Dice ad esempio il primo: “Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!“. A che serve allora -direte voi- un giornale come quello? Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa. Ogni anno Il Campanile incassa un milione e 331mila euro. E che farà di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro? insisterete ancora voi.
Che farà? Anzitutto l’editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40mila euro all’anno. Sapete con chi? Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all’Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete. Che c’entra? Se è bravo… non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche. Ma andiamo avanti.
Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98mila euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell’ordine. Tra l’altro, Elio Mastella è appassionato di voli.
Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di Formula Uno di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull’aereo di Stato? L’esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva! Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile?
Gli ultimi biglietti d’aereo (con allegato soggiorno) l’editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell’Udeur. Siamo nell’aprile del 2006. Da allora -assicura l’editorenon ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile.
Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l’inchiesta? Ve lo ricordate? Bene, proprio lui! Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine. Infatti Il Campanile ha speso 141mila euro per rappresentanza e 22mila euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti.
Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta. Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne (4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per duemila euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico.
Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l’angolo della villa del ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell’ubiquità.
La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l’Inail, e a quanto è stata affittata all’editore, Clemente Mastella. Chi l’ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d’assalto: Pellegrino ed Elio Mastella.
Mauro Montanari Corriere d'Italia
Gli italiani visti con gli occhi di altri italiani
Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più. Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur.
L’Udeur, in quanto partito votato dall’ 1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico. Si chiama „Il Campanile“, con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa cinquemila copie, ne distribuisce 1500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano al collega Marco Lillo dell’Espresso, che ha fatto un’inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un’altro nei pressi di Largo Arenula.
Dice ad esempio il primo: “Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!“. A che serve allora -direte voi- un giornale come quello? Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa. Ogni anno Il Campanile incassa un milione e 331mila euro. E che farà di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro? insisterete ancora voi.
Che farà? Anzitutto l’editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40mila euro all’anno. Sapete con chi? Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all’Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete. Che c’entra? Se è bravo… non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche. Ma andiamo avanti.
Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98mila euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell’ordine. Tra l’altro, Elio Mastella è appassionato di voli.
Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di Formula Uno di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull’aereo di Stato? L’esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva! Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile?
Gli ultimi biglietti d’aereo (con allegato soggiorno) l’editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell’Udeur. Siamo nell’aprile del 2006. Da allora -assicura l’editorenon ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile.
Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l’inchiesta? Ve lo ricordate? Bene, proprio lui! Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine. Infatti Il Campanile ha speso 141mila euro per rappresentanza e 22mila euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti.
Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta. Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne (4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per duemila euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico.
Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l’angolo della villa del ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell’ubiquità.
La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l’Inail, e a quanto è stata affittata all’editore, Clemente Mastella. Chi l’ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d’assalto: Pellegrino ed Elio Mastella.
Mauro Montanari Corriere d'Italia
giovedì, gennaio 24, 2008
Un giorno in procura
Sabato mattina mi sono dovuto recare alla procura di P. perché dovevo ritirare per conto di un’altra persona alcuni documenti relativi a una perizia tecnica. Non si trattava di scottanti documenti relativi a brigatisti o anarco insurrezionalisti , ma di alcune deposizioni relative al decesso(per cause naturali) di una persona qualunque.
Per facilitarmi la vita - poiché io non abito a P. ma a B. - era stata fatta richiesta alla procura di P. di trasferire i documeni alla procura di B. ma per motivi di competenza territoriale questo non è stato possibile.
Allora eccomi entrare nel palazzo di giustizia di P., deserto, un ridente sabato mattina: ribadisco non c'erano code da fare, nè turni da attendere.
Vado all’ufficio 1 al quale presento la delega per ritirare i documenti e altri 4 certificati. Timbro, timbro, timbro, timbro e firma. E vengo spedito all’ufficio 2 che però è chiuso: qui comincia il dramma.
Ritorno all’ufficio 1 e faccio presente che l’ufficio 2 è chiuso e la risposta è “bhe, è stato sfortunato dev’essere capitato durante la pausa caffè”. “Che sfortuna” dico io.
Attendo 15 minuti,l’ufficio 2 viene riaperto, consegno i documenti timbrati ma la signora mi guarda e mi dice “lei ha depositato l’istanza?”.
Io rimango un po’ perplesso e le dico "veramente io le sto depositando tutti i documenti che ho…"
“eh no” fa lei” lei deve depositare l’istanza”.
“in che senso? io non sono un avvocato!”
“scriva due righe e faccia richiesta del documento”
“ma se ho la delega, è chiaro che voglio i documenti”
“no, lei deve depositare l’istanza”
Ok, facendo domande oblique, perchè non sono un avvocato, cerco di capire esattamente che cosa debba scrivere e visto che depositare l’istanza significa solo depositare l’istanza (che sia un mantra??) scrivo che voglio quei documenti.
Lo riporto alla signora 2 mi dice “eh no, lei è stato troppo generico, lei ha scritto che vuole i documenti, ma in realtà lei può averne solo una copia”. Lo sapevo, era una supercazzola!
Allora riscrivo e aggiungo il cavilletto, tutto soddisfatto glielo porto e lei mi dice “l’ha depositata?” … M’ha fregato un’altra volta!
“in che senso?” a questo punto io mi sento come un pugile in balia dell’avversario.
“Vada all’ufficio 1 a depositarla.” Poi abbassa il suo sguardo da Sgfinge.
Ma stavolta ad essere chiuso è l’ufficio 1: pausa cappuccino… non c’è niente da fare sono proprio sfortunato!
Altri 15 minuti di attesa con la Sfinge che mi guarda come se mi avesse messo finalmente all’angolo.
Arriva la signora 1 e le dico “dovrei depositare l’istanza” e mentre lo dico muoio dalla voglia di sapere che magia sia questa “deposizione dell’istanza”, che momento sacarale mi si stia preparando davanti ai miei occhi… non so, mi aspetto quasi di vedere la signora prender il mio foglio e metterlo in caveau segretissimo in mezzo a centinaia di guardie. E invece...
Timbro, firma. E stop. Mi guarda e me la riconsegna. Senza neanche un anelito verbale.
Io torno all’ufficio 2 sperando di non incappare nella pausa vodka-martini-agitato-non-mescolato e zac dico alla Signora 2 "ho depositato l’istanza” in modo tronfio e sicuro, come lo direbbe Perry Mason.
E lei “benissimo, ora devo chiedere l’autorizzazione a disarchiviare la pratica al procuratore, bisognerà vedere: speriamo che la conceda a breve”.
E in quell’ "a breve” ho sentito i reumatismi della vecchiaia farsi avanti, i miei nipoti crescere e l’Italia andare a fare in culo: per cui ho sbroccato.
Dopo 1minuto 30 secondi i documenti sono arrivati. Ah, dimenticavo, mi è stato anche chiesto di fare personalmente le fotocopie: io naturalmente ho detto sì, ma poi le ha fatte lei. Era solo una provocazione, la sua.
Insomma alla fine della fiera: 5 timbri, 70 metri di corridoio percorsi con una cartella in mano (andata e ritorno), 20 fotocopie in soli 1h e 49’.
Normalmente una persona qualunque ci avrebbe impiegato, esagerando, 10 minuti; in questo caso ci hanno messo 11 volte tanto.
La cosa è comica, ma smette di esserlo quando penso che nell’amministrazione pubblica lavorano persone cui io sto parzialmente pagando lo stipendio per non far nulla(perché ho 25 anni e pago le tasse nel mio stipendio) e cui dovrò pagare interamente la pensione. Le statistiche dicono che non sono poche. Mi auguro che le statistiche siano sbagliate. Anzi ne sono certo. Ma se così non fosse, ragazzi, credo che per rimettere a posta la situazione molto presto ci toccherà incazzarci di brutto. Intanto godetevi 'sta supercazzola.
Per facilitarmi la vita - poiché io non abito a P. ma a B. - era stata fatta richiesta alla procura di P. di trasferire i documeni alla procura di B. ma per motivi di competenza territoriale questo non è stato possibile.
Allora eccomi entrare nel palazzo di giustizia di P., deserto, un ridente sabato mattina: ribadisco non c'erano code da fare, nè turni da attendere.
Vado all’ufficio 1 al quale presento la delega per ritirare i documenti e altri 4 certificati. Timbro, timbro, timbro, timbro e firma. E vengo spedito all’ufficio 2 che però è chiuso: qui comincia il dramma.
Ritorno all’ufficio 1 e faccio presente che l’ufficio 2 è chiuso e la risposta è “bhe, è stato sfortunato dev’essere capitato durante la pausa caffè”. “Che sfortuna” dico io.
Attendo 15 minuti,l’ufficio 2 viene riaperto, consegno i documenti timbrati ma la signora mi guarda e mi dice “lei ha depositato l’istanza?”.
Io rimango un po’ perplesso e le dico "veramente io le sto depositando tutti i documenti che ho…"
“eh no” fa lei” lei deve depositare l’istanza”.
“in che senso? io non sono un avvocato!”
“scriva due righe e faccia richiesta del documento”
“ma se ho la delega, è chiaro che voglio i documenti”
“no, lei deve depositare l’istanza”
Ok, facendo domande oblique, perchè non sono un avvocato, cerco di capire esattamente che cosa debba scrivere e visto che depositare l’istanza significa solo depositare l’istanza (che sia un mantra??) scrivo che voglio quei documenti.
Lo riporto alla signora 2 mi dice “eh no, lei è stato troppo generico, lei ha scritto che vuole i documenti, ma in realtà lei può averne solo una copia”. Lo sapevo, era una supercazzola!
Allora riscrivo e aggiungo il cavilletto, tutto soddisfatto glielo porto e lei mi dice “l’ha depositata?” … M’ha fregato un’altra volta!
“in che senso?” a questo punto io mi sento come un pugile in balia dell’avversario.
“Vada all’ufficio 1 a depositarla.” Poi abbassa il suo sguardo da Sgfinge.
Ma stavolta ad essere chiuso è l’ufficio 1: pausa cappuccino… non c’è niente da fare sono proprio sfortunato!
Altri 15 minuti di attesa con la Sfinge che mi guarda come se mi avesse messo finalmente all’angolo.
Arriva la signora 1 e le dico “dovrei depositare l’istanza” e mentre lo dico muoio dalla voglia di sapere che magia sia questa “deposizione dell’istanza”, che momento sacarale mi si stia preparando davanti ai miei occhi… non so, mi aspetto quasi di vedere la signora prender il mio foglio e metterlo in caveau segretissimo in mezzo a centinaia di guardie. E invece...
Timbro, firma. E stop. Mi guarda e me la riconsegna. Senza neanche un anelito verbale.
Io torno all’ufficio 2 sperando di non incappare nella pausa vodka-martini-agitato-non-mescolato e zac dico alla Signora 2 "ho depositato l’istanza” in modo tronfio e sicuro, come lo direbbe Perry Mason.
E lei “benissimo, ora devo chiedere l’autorizzazione a disarchiviare la pratica al procuratore, bisognerà vedere: speriamo che la conceda a breve”.
E in quell’ "a breve” ho sentito i reumatismi della vecchiaia farsi avanti, i miei nipoti crescere e l’Italia andare a fare in culo: per cui ho sbroccato.
Dopo 1minuto 30 secondi i documenti sono arrivati. Ah, dimenticavo, mi è stato anche chiesto di fare personalmente le fotocopie: io naturalmente ho detto sì, ma poi le ha fatte lei. Era solo una provocazione, la sua.
Insomma alla fine della fiera: 5 timbri, 70 metri di corridoio percorsi con una cartella in mano (andata e ritorno), 20 fotocopie in soli 1h e 49’.
Normalmente una persona qualunque ci avrebbe impiegato, esagerando, 10 minuti; in questo caso ci hanno messo 11 volte tanto.
La cosa è comica, ma smette di esserlo quando penso che nell’amministrazione pubblica lavorano persone cui io sto parzialmente pagando lo stipendio per non far nulla(perché ho 25 anni e pago le tasse nel mio stipendio) e cui dovrò pagare interamente la pensione. Le statistiche dicono che non sono poche. Mi auguro che le statistiche siano sbagliate. Anzi ne sono certo. Ma se così non fosse, ragazzi, credo che per rimettere a posta la situazione molto presto ci toccherà incazzarci di brutto. Intanto godetevi 'sta supercazzola.
lunedì, dicembre 17, 2007
ITALY IN A FUNK
Lo dice anche il New York Times che l’Italia è un budino… si potrebbe dire anche una merda in putrefazione.
Leggendo l’articolo punto a punto non si può dire che non abbiano ragione. La difesa d'ufficio di Napolitano, putroppo, è stata patetica.
La cosa divertente è che senza aspettare il New Yourk Times – Giorgio Gaber questo articolo l’aveva già scritto sotto forma di canzone (che ripropongo moooolto volentieri e per la seconda volta: incredibile non passa mai di moda!). E’ stata pubblicata nel disco postumo “io non mi sento italiano” nel 2003 e quindi scritta sicuramente prima di questa data. Questo dimostra che non siamo noi italiani ad essere rincoglioniti o a non capire in che acque stiamo navigando. Ma le responsabilità ci sono e sono precise. E sono da imputare a persone ben precise: la nostra classe politica. Solo che è inutile imputare qualcosa a qualcuno in un paese in cui non c’è né la certezza del diritto né la certezza della pena. .. è inutile: è un paese in metastasi. E Pasolini a proposito della sua Italia disse “ sprofonda, libera il mondo…” e io mi associo alla sua preghiera. Cortesemente, Italia d'oggi, fatti da parte, sprofonda… libera il mondo. Nell’aggiornare la galleria degli orrori segnalo un episodio fresco fresco: ieri sera l’ex premier, Sivietto, è andato a Controcampo a parlare di calcio e ha letto una lettera strappalacrime – peggio del libro cuore – che lui dice aver dedicato al padre quando il Milan vinse la prima coppa intercontinentale sotto la sua presidenza… ovviamente è un ottimo pezzo di cabaret.
E ha osato anche far credere che
a)che non fosse una cosa preparata e concordata con il conduttore che gentilmente lo "ha pregato" di leggerla ai telespettatori.
b)che non fosse stata scritta mezz’ora prima dai suoi collaboratori… (si vedeva benissimo: toccava tutte le su metafore elettorali del buon padre di famiglia, topoi cattolici etc etc etc..una maialata assurda).
c) non ha bisogno degli occhiali per leggere! Questa è una chicca: il testo probabilmente era stampato in carattere 25... ma si sa: silvio ci vede meglio ora che da giovane. Anche B.M. si faceva stampare i discorsi a caratteri cubitali per non indossare occhiali:D
Infine uno spettatore invade il palco dicendo che Berlusconi gli ha rovinato la vita… il video era su you tube, ma ora è stato rimosso..peccato.
Vaffanculo Silvio e vaffanculo pure Piccinini (il conduttore): è vero che chi guarda Controcampo o è un demente, o cerca un modo per evitare il ricorrente tentativo di suicidio domenicale, oppure vuol vedere le gambe della Canalis, ma voi siete pietosi..dai! Meglio Maurizio Mosca!
Leggendo l’articolo punto a punto non si può dire che non abbiano ragione. La difesa d'ufficio di Napolitano, putroppo, è stata patetica.
La cosa divertente è che senza aspettare il New Yourk Times – Giorgio Gaber questo articolo l’aveva già scritto sotto forma di canzone (che ripropongo moooolto volentieri e per la seconda volta: incredibile non passa mai di moda!). E’ stata pubblicata nel disco postumo “io non mi sento italiano” nel 2003 e quindi scritta sicuramente prima di questa data. Questo dimostra che non siamo noi italiani ad essere rincoglioniti o a non capire in che acque stiamo navigando. Ma le responsabilità ci sono e sono precise. E sono da imputare a persone ben precise: la nostra classe politica. Solo che è inutile imputare qualcosa a qualcuno in un paese in cui non c’è né la certezza del diritto né la certezza della pena. .. è inutile: è un paese in metastasi. E Pasolini a proposito della sua Italia disse “ sprofonda, libera il mondo…” e io mi associo alla sua preghiera. Cortesemente, Italia d'oggi, fatti da parte, sprofonda… libera il mondo. Nell’aggiornare la galleria degli orrori segnalo un episodio fresco fresco: ieri sera l’ex premier, Sivietto, è andato a Controcampo a parlare di calcio e ha letto una lettera strappalacrime – peggio del libro cuore – che lui dice aver dedicato al padre quando il Milan vinse la prima coppa intercontinentale sotto la sua presidenza… ovviamente è un ottimo pezzo di cabaret.
E ha osato anche far credere che
a)che non fosse una cosa preparata e concordata con il conduttore che gentilmente lo "ha pregato" di leggerla ai telespettatori.
b)che non fosse stata scritta mezz’ora prima dai suoi collaboratori… (si vedeva benissimo: toccava tutte le su metafore elettorali del buon padre di famiglia, topoi cattolici etc etc etc..una maialata assurda).
c) non ha bisogno degli occhiali per leggere! Questa è una chicca: il testo probabilmente era stampato in carattere 25... ma si sa: silvio ci vede meglio ora che da giovane. Anche B.M. si faceva stampare i discorsi a caratteri cubitali per non indossare occhiali:D
Infine uno spettatore invade il palco dicendo che Berlusconi gli ha rovinato la vita… il video era su you tube, ma ora è stato rimosso..peccato.
Vaffanculo Silvio e vaffanculo pure Piccinini (il conduttore): è vero che chi guarda Controcampo o è un demente, o cerca un modo per evitare il ricorrente tentativo di suicidio domenicale, oppure vuol vedere le gambe della Canalis, ma voi siete pietosi..dai! Meglio Maurizio Mosca!
lunedì, dicembre 10, 2007
La Sezione con Luttazzi
Solidarietà a Daniele Luttazzi: non sempre sono d'accordo con lui. Ma gli sono solidale sopratutto perchè i giornali hanno fatto credere che fosse stato licenziato per aver insultato Giuliano Ferrara...ma via...Mica è così stupido Ferrara. Probabilmente è una faccenda che riguarda censure Purpuree... vedremo. Intanto Solidarietà a Luttazzi. Non è che mi faccia pena: come al solito lui esagera sempre e ormai c'ha preso gusto a fare il perseguitato anche perchè ci guadagna moltissimo. La vita non gli va male, riempe i teatri dovunque vada. Scrive libri che vendono moltissimo; però gli sono solidale perchè l'Italia è una beffa di paese. E sopratutto gli sono solidale perchè fin'ora la 7 aveva mandato in onda ottimi reportage (vedi quello di NEXT sui preti pedofili che prima di farlo passare in Rai ci sarebbe voluto l'atto di dolore) ma ora sembra che anch'essa si sia Genuflessa. Speriamo di no.
http://www.danieleluttazzi.it/
http://www.danieleluttazzi.it/
venerdì, novembre 23, 2007
Maestro, molli il personaggio… dica la battuta un po’... alla cazzo di cane!
Questo video è uno spezzone della sitcom italiana in onda su Fox, BORIS.
Inutile dire che la sit com è molto divertente, ma non è questo l’argomento.
L’argomento è “dilla alla cazzo di cane” oppure “falla alla cazzo di cane”.
E’ un po’ che mi interrogo su libri, lezioni universitarie, spettacoli teatrali, et similia, che a tutta prima mi sembrano fatti alla cazzo di cane. Tuttavia riscuotono grande successo. Non solo di pubblico ma anche di critica. Anzi, soprattutto di critica. E badate bene , non sto parlando dei prodotti commerciali o di main stream, giacché su quelli dare un giudizio è più semplice, ma di tutti quei prodotti culturali da super intellettualoidi la cui struttura è spesso nebuolsa, arcana e paiono fatti in modo che nessuno possa capirci assolutamente niente… eh certo – mi dicono – ma tu sei un reazionario!!!! Non hai capito niente… quel che conta è la performance! L’atmosfera, il senso profondo che va oltre il significato verbale, visivo e sonoro… è un’esperienza vitale, non intellettuale!!! E i miei amici intellettuali mi danno una pacca sulla spalla.
E sì - rispondo io - ma se voglio fare un’esperienza vitale, vado a farmi un giro e non spendo 15 euro per vedere - per esempio - gente che si agita convulsamente su un palco e non spiccica parola. O peggio, sposta mobili per 15 minuti e alla fine della performance si inchina come Rudy Nurejev! Vado al Mercatone Uno a vedere spostare mobili!!! (non farò il nome di questa compagnia teatrale, la quale è acclamata in tutta europa, soprattutto in francia… pensate voi).
Mi chiedo quale possa essere il motivo di questa transustanziazione da merda a cioccolato: a volte guardo negli occhi le persone e dico “ ma davvero ti piace sta’ roba????” e loro “ma è bellissimo”. E io… “ok, sono io che non ho gusto”.
In effetti, le cose fatte alla cazzo di cane hanno un fascino misterioso, forse perché si tende quasi sempre a dare un’interpretazione a quanto si vede anche se la cosa in questione ne è completamente sprovvista.
Credo sia l’istinto socializzato (e quindi ben poco primordiale) di coprire i buchi interpretativi, il miracolo della semiosi come direbbe Eco, che realizza questa epifania del significato. Sempre più spesso mi capita di andare a teatro, e, nell’incontrare amici per il solito birrozzo dopoteatrale, alla domanda “di che parlava lo spettacolo?” il mio viso scolora e mio malgrado devo rispondere “di nulla..boh”. A volte, per il gusto della variatio, opto anche per il “non me lo ricordo” e allora i visi loro scolorano pensando che io si afflitto da una forma precoce di Alzheimer: e i miei amici non intellettuali mi danno una pacca sulla spalla.
Vabbè…vedrem… al prossimo spettacolo starò più attento.
Inutile dire che la sit com è molto divertente, ma non è questo l’argomento.
L’argomento è “dilla alla cazzo di cane” oppure “falla alla cazzo di cane”.
E’ un po’ che mi interrogo su libri, lezioni universitarie, spettacoli teatrali, et similia, che a tutta prima mi sembrano fatti alla cazzo di cane. Tuttavia riscuotono grande successo. Non solo di pubblico ma anche di critica. Anzi, soprattutto di critica. E badate bene , non sto parlando dei prodotti commerciali o di main stream, giacché su quelli dare un giudizio è più semplice, ma di tutti quei prodotti culturali da super intellettualoidi la cui struttura è spesso nebuolsa, arcana e paiono fatti in modo che nessuno possa capirci assolutamente niente… eh certo – mi dicono – ma tu sei un reazionario!!!! Non hai capito niente… quel che conta è la performance! L’atmosfera, il senso profondo che va oltre il significato verbale, visivo e sonoro… è un’esperienza vitale, non intellettuale!!! E i miei amici intellettuali mi danno una pacca sulla spalla.
E sì - rispondo io - ma se voglio fare un’esperienza vitale, vado a farmi un giro e non spendo 15 euro per vedere - per esempio - gente che si agita convulsamente su un palco e non spiccica parola. O peggio, sposta mobili per 15 minuti e alla fine della performance si inchina come Rudy Nurejev! Vado al Mercatone Uno a vedere spostare mobili!!! (non farò il nome di questa compagnia teatrale, la quale è acclamata in tutta europa, soprattutto in francia… pensate voi).
Mi chiedo quale possa essere il motivo di questa transustanziazione da merda a cioccolato: a volte guardo negli occhi le persone e dico “ ma davvero ti piace sta’ roba????” e loro “ma è bellissimo”. E io… “ok, sono io che non ho gusto”.
In effetti, le cose fatte alla cazzo di cane hanno un fascino misterioso, forse perché si tende quasi sempre a dare un’interpretazione a quanto si vede anche se la cosa in questione ne è completamente sprovvista.
Credo sia l’istinto socializzato (e quindi ben poco primordiale) di coprire i buchi interpretativi, il miracolo della semiosi come direbbe Eco, che realizza questa epifania del significato. Sempre più spesso mi capita di andare a teatro, e, nell’incontrare amici per il solito birrozzo dopoteatrale, alla domanda “di che parlava lo spettacolo?” il mio viso scolora e mio malgrado devo rispondere “di nulla..boh”. A volte, per il gusto della variatio, opto anche per il “non me lo ricordo” e allora i visi loro scolorano pensando che io si afflitto da una forma precoce di Alzheimer: e i miei amici non intellettuali mi danno una pacca sulla spalla.
Vabbè…vedrem… al prossimo spettacolo starò più attento.
domenica, novembre 11, 2007
Un'offerta fuori tempo massimo - La rivincita di Natale

Ho sempre sentito dire in giro, dai film, dai libri di Dostoevskij in particolare, che una volta che si è stati in carcere per molto tempo, non è facile uscirne. Non è facile riabituarsi alla libertà: il reinserimento nella società è molto complesso: è come prendere un intercity in corsa.
Ho sempre sentito dire che perdere tutto a una partita di poker sia come sopravvivere alla propria morte, ma senza avere i soldi del taxi per tornare a casa. Se un giorno venissero a dirvi – dopo tre anni di povertà e di faticosa ricostruzione - che quella partita era truccata e che quelli del tavolo avessero deciso, ora e motivi apparentemente inconsistenti, di ridarvi la rivincita, che fareste? Minimo minimo, io sospetterei.
Bene, io da due settimane mi trovo in questa esatta condizione. Quella di chi ha ricevuto - all’improvviso - una specie di agognato riconoscimento, un sogno di libertà durato tre anni. E ora è arrivato. Come un fulmine in una scatola di fiammiferi. Senza nessuno preavviso e anzi quando era già da un po’ che avevo smesso di reclamare. Beh sarà capitato anche voi qualche grazia, talmente tanto insperata da farvi insospettire???
Ho sempre sentito dire che perdere tutto a una partita di poker sia come sopravvivere alla propria morte, ma senza avere i soldi del taxi per tornare a casa. Se un giorno venissero a dirvi – dopo tre anni di povertà e di faticosa ricostruzione - che quella partita era truccata e che quelli del tavolo avessero deciso, ora e motivi apparentemente inconsistenti, di ridarvi la rivincita, che fareste? Minimo minimo, io sospetterei.
Bene, io da due settimane mi trovo in questa esatta condizione. Quella di chi ha ricevuto - all’improvviso - una specie di agognato riconoscimento, un sogno di libertà durato tre anni. E ora è arrivato. Come un fulmine in una scatola di fiammiferi. Senza nessuno preavviso e anzi quando era già da un po’ che avevo smesso di reclamare. Beh sarà capitato anche voi qualche grazia, talmente tanto insperata da farvi insospettire???
Troppa intempersitivà mi mette in allarme: sarà che non sono più abituato alle smancerie della sorte, alle carezzucce della moira, sono due settimane che me ne sto guardingo come un gatto davanti a una cavalletta. Peccato però che io mi senta la cavalletta. E tanto più che quelli che una volta sono stati i miei accusatori, ora mi chiedono scusa e mi dicono anche che mi “stimano”. Figuriamoci!
Tutta questa situazione mi ha ricordato uno dei miei film preferiti: in realtà sono due, uno il sequel dell’altro. Si tratta de “il regalo di Natale” e “La rivincita di Natale” di Pupi Avati.
Guardatevi il breve trailer:
Tutta questa situazione mi ha ricordato uno dei miei film preferiti: in realtà sono due, uno il sequel dell’altro. Si tratta de “il regalo di Natale” e “La rivincita di Natale” di Pupi Avati.
Guardatevi il breve trailer:
La trama è molto semplice e la dedurrete dal trailer: il personaggio interpretato da Abatantuono quindici anni prima perde una partita di poker... e rimane in mutande. La partita era tra “amici”: le carte erano truccate e al tavolo c’era un vero professionista, l’avvocato – interpretato da Carlo Delle Piane – che alla fine si spartisce la vincita assieme agli amici bastardi di Abatantuono.
Parecchi anni dopo Abatantuono vuole la rivincita dall’avvocato e chiede ai suoi “amici” di organizzare la medesima partita… e come andrà a finire???Guardatevi il film…
Ecco, io vorrei quella rivincita! Ma credo che se me la concedessero, proprio non dovrei accettarla. E mandare tutti affanculo...
Parecchi anni dopo Abatantuono vuole la rivincita dall’avvocato e chiede ai suoi “amici” di organizzare la medesima partita… e come andrà a finire???Guardatevi il film…
Ecco, io vorrei quella rivincita! Ma credo che se me la concedessero, proprio non dovrei accettarla. E mandare tutti affanculo...
Nel film, il personaggio dell’avvocato, intepretato dal piccolo-grande Carlo Delle Piane, rappresenta un po’ il destino: è un ometto insignificante, anonimo, ricchissimo e praticamente imbattibile a poker. Un signor “cabina”, uno qualunque, detto "cabina" perché sciapo come una cabina di cavi della telecom , un signor nessuno, eppure potentissimo.
… come andrà a finire? Non lo so, Natale è alle porte.
… come andrà a finire? Non lo so, Natale è alle porte.
Se è capitata anche a voi una "rivincita di Natale" fatemelo sapere..please!
mercoledì, ottobre 10, 2007
LA MERDEIDE
Finalmente ecco che trova soddisfazione una lunga ricerca nel cono d’ombra della letteratura scatologica.
Poiché è arcinoto che non ci si può mondare dai peccati se non li si ha compiuti prima, altrettanto è per la letteratura. Insozzare i versi e la prosa e poi slordarsi e asciugarsi con pagine dantesche è opera da far guadagnare il paradiso a chiunque vi ponga mano. E nel caso del poemetto che vi sto per presentare, il porvi mano varrà una metafora ributtante ancorché irresistibile.
Ecco uscire dal cilindro della Sezione Lipparini un altro campione di facezie: dopo Pietro Aretino(il gran poeta tosco che di tutti parlò mal fuori che di Cristo, scusandosi col dir: non lo conosco) e i suoi sonetti lussuriosi, arriva La Merdeide di Tommaso Stigliani. Poemetto sugli stronzi di Madrid risalente al primo ‘600.
Non dico altro c’è tutto nel link.
Ps: il fatto che in questo momento, si potrebbe scrivere un poemetto sulla mia vita e, senza far torto alla tassonomia né ai generi letterari, lo si potrebbe chiamar Merdeide, non fa che rafforzare il mio amore per la letteratura: enjoy!
Poiché è arcinoto che non ci si può mondare dai peccati se non li si ha compiuti prima, altrettanto è per la letteratura. Insozzare i versi e la prosa e poi slordarsi e asciugarsi con pagine dantesche è opera da far guadagnare il paradiso a chiunque vi ponga mano. E nel caso del poemetto che vi sto per presentare, il porvi mano varrà una metafora ributtante ancorché irresistibile.
Ecco uscire dal cilindro della Sezione Lipparini un altro campione di facezie: dopo Pietro Aretino(il gran poeta tosco che di tutti parlò mal fuori che di Cristo, scusandosi col dir: non lo conosco) e i suoi sonetti lussuriosi, arriva La Merdeide di Tommaso Stigliani. Poemetto sugli stronzi di Madrid risalente al primo ‘600.
Non dico altro c’è tutto nel link.
Ps: il fatto che in questo momento, si potrebbe scrivere un poemetto sulla mia vita e, senza far torto alla tassonomia né ai generi letterari, lo si potrebbe chiamar Merdeide, non fa che rafforzare il mio amore per la letteratura: enjoy!
venerdì, ottobre 05, 2007
Veronica e i criceti

Devo interrompere il mio silenzio, mi dispiace, ma non posso tacere oltre.
Sarò molto breve.
Veltroni è stato zitto per un po’ di tempo, si è tenuto Au-dessus de la mélée per quanto riguarda, grillismo etc etc.
Però ora è tornato in grande stile con una cazzata micidiale. Degna di un leader che, come tutti i nostri potenziali leader ha perso i contatti con la realtà. E se queste sono mosse per avvicinarsi alla società civile: complimenti Veltroni! Ammazza aò! Il genio della politica italiana si è sbizzarrito.
Avrete capito di certo a cosa mi riferisco, no? Al fatto che Veltroni vuole in squadra Veronica Lario. E va bene, bella donna, intelligente, colta, sofisticata, due spanne sopra il marito ( in tutti i sensi, al netto dei sopratacchi di Silvio). Però, in virtù di cosa VeronicaLario dovrebbe avere un posto nel partito democratico?
Quali meriti? Quali competenze?
E soprattutto perché Veronica sì e Cristiano Malgioglio no? Cristiano Malgioglio ha scritto delle bellissime canzoni per Mina.
Perché Veronica Lario sì e Vanna Marchi no?Aò, Vanna si è fatta da sola, sfido chiunque a fare quello che ha fatto lei, è una lady di ferro, altro che la Thacher!
Perché Veronica Lario sì e Platinette no? Guardate che Platinette spacca eh, è un uomo intelligentissimo e sofisticato.
Ora, se la provocazione di Veltroni voleva mettere in risalto l’esiguità estetica di Rosy Bindi ok, transeat. Però resta il fatto che è un’affermazione da 2 in pagella per tutti quelli che alle primarie ci andranno sperando in qualcosa di nuovo. E poi caro Veltroni sapere che la Bindi ti ha scavalcato a sinistra non ti fa un po’ senso? Sarebbe come se io un giorno svegliandomi scoprissi di essere diventato ciellino. E Formigoni mi portasse la colazione a letto. Che incubo!
Secondo me, la notizia più interessante del giorno è che Diego A. Golombek, dell'università nazionale di Quiles, Argentina, ha scoperto che il viagra può essere assunto dai criceti per superare i disturbi provocati da cambiamento del fuso orario. E ha vinto il premio ig-nobel! Veltro, se scopri che Veronica Lario può aiutare i maschi di sinistra a provare desiderio sessuale per Rosy Bindi, e quindi a far sì che le mogli votino te per non avere per casa uomini comunisterotomani che ogni sera si eccitano davanti a tg parlamento, il prossimo anno lo vinci anche tu! Ad astra per aspera!
Sarò molto breve.
Veltroni è stato zitto per un po’ di tempo, si è tenuto Au-dessus de la mélée per quanto riguarda, grillismo etc etc.
Però ora è tornato in grande stile con una cazzata micidiale. Degna di un leader che, come tutti i nostri potenziali leader ha perso i contatti con la realtà. E se queste sono mosse per avvicinarsi alla società civile: complimenti Veltroni! Ammazza aò! Il genio della politica italiana si è sbizzarrito.
Avrete capito di certo a cosa mi riferisco, no? Al fatto che Veltroni vuole in squadra Veronica Lario. E va bene, bella donna, intelligente, colta, sofisticata, due spanne sopra il marito ( in tutti i sensi, al netto dei sopratacchi di Silvio). Però, in virtù di cosa VeronicaLario dovrebbe avere un posto nel partito democratico?
Quali meriti? Quali competenze?
E soprattutto perché Veronica sì e Cristiano Malgioglio no? Cristiano Malgioglio ha scritto delle bellissime canzoni per Mina.
Perché Veronica Lario sì e Vanna Marchi no?Aò, Vanna si è fatta da sola, sfido chiunque a fare quello che ha fatto lei, è una lady di ferro, altro che la Thacher!
Perché Veronica Lario sì e Platinette no? Guardate che Platinette spacca eh, è un uomo intelligentissimo e sofisticato.
Ora, se la provocazione di Veltroni voleva mettere in risalto l’esiguità estetica di Rosy Bindi ok, transeat. Però resta il fatto che è un’affermazione da 2 in pagella per tutti quelli che alle primarie ci andranno sperando in qualcosa di nuovo. E poi caro Veltroni sapere che la Bindi ti ha scavalcato a sinistra non ti fa un po’ senso? Sarebbe come se io un giorno svegliandomi scoprissi di essere diventato ciellino. E Formigoni mi portasse la colazione a letto. Che incubo!
Secondo me, la notizia più interessante del giorno è che Diego A. Golombek, dell'università nazionale di Quiles, Argentina, ha scoperto che il viagra può essere assunto dai criceti per superare i disturbi provocati da cambiamento del fuso orario. E ha vinto il premio ig-nobel! Veltro, se scopri che Veronica Lario può aiutare i maschi di sinistra a provare desiderio sessuale per Rosy Bindi, e quindi a far sì che le mogli votino te per non avere per casa uomini comunisterotomani che ogni sera si eccitano davanti a tg parlamento, il prossimo anno lo vinci anche tu! Ad astra per aspera!
lunedì, settembre 24, 2007
Pausa di riflessione
Dopo un po’, dai e dalli, arriva il momento che basta. Perché è proprio quel momento che basta a tutto, basta solo lui a far da epitome ad anni interi di vita, e in un colpo riassume, dando un senso cosmico - ovvero di vuoto siderale - a tutto quanto hai vissuto sinora. Eppure era una vita così densa la mia, che a vederla ora, riassunta in un attimo, mi sento come di fronte a un’opera d’arte contemporanea. E il senso è quello di non sapere nulla. Dire che non ci capisco niente sarà persino troppo banale, ma mai quanto banale è l’esito fulmineo e balenante di quest’attimo. Un nulla gonfio di vita e dunque ancor più inutile: non ci si fa nulla di una stanza piena di chincaglierie: per quanto pittoresche siano, son sempre chincaglierie.Il problemuccio di fondo è che quando il pugile avversario capisce che t’ha rotto una costola, mena sempre lì. Soprattutto quando il tuo peggior avversario sei tu stesso e non perché sei masochista, ma perché per tenerti in allenamento o trovi uno sparring parter degno oppure ti massacri da solo. Non c’è uscita.
Se anche quando potresti essere contentino, non lo sei perché talmente esigente con te stesso non ti accorgi nemmeno che da te si può esigere ben poco e non sono gli altri a esigerlo ma tu solo - perché poi ‘sto gran cadeau non sei e non lo sarai mai, e gli altri lo sanno già - e che dunque faresti meglio a esigere solo il minimo sindacale per tirare avanti quella baracca esistenziale che è la tua vita, allora, allora dico, è tempo di fermarsi un attimo: giusto per non sprecar parole per dire cose nuove ma che dette così sembran già dette e affinchè tutto non si trasformi in un gigantesco deja vu.
Per questo vi saluto per un po’… vado in rehab.
Ps: la foto coglie due piccioni con una fava: rispecchia il mio stato d'animo ed è un tributo al grande marcel.
venerdì, settembre 14, 2007
il tafanario di D'Alema
Ho capito bene che Grillo è un populista.
Me l' hanno detto tutti i miei amici intellettuali (e li chiamo intellettuali perché se mi chiamassero intellettuale a loro volta, li denuncerei per diffamazione), tutti i miei cattivissimi maestri e anche qualche politichello. L’argomentazione è giusta: Grillo non risolve i problemi, butta tutto in cagnara; se distruggi i partiti vince solo che ha i soldi (vedi Berlusconi dopo tangentopoli), in politica ci vuole organizzazione, non deve vincere l’arbitrio e il pecoreccio etc etc etc
E’ abbastanza indicativo che siano più gli uomini di sinistra a sentirsi toccati da questo piccolo tsunami; quelli di destra, Fini a parte tacciono. Facile spiegare perché: non gliene frega un cazzo. A loro! E giustamente e coerentemente, non glien' è mai fregato un cazzo di quel che pensa la piazza.
Invece la sinistra mostra tutte le sue abilità equilibristiche nel cercare di inquadrare quanto accaduto e le evoluzioni, come al solito, sono spettacolari.
Bertinotti dice “Grillo riempe i vuoti della politica”.
Rispondo io: allora perché non li chiudi tu questi buchi, caro compagno Bertinotti? Penso che sia piuttosto grave che Beppe Grillo copra i vuoti della politica. Tanto più che non è affatto vero che Grillo riempie i vuoti della politica giacchè non è (e speriamo non lo diventi mai) un uomo politico.
Diliberto dice “attenti, l’antipolitica è sempre di destra!!!”. La mossa è intelligente perché sminuisce e liquida in poche parole tutto l’ambaradan di Grillo. Però è pura retorica: è vero che la sinistra ha bisogno dei partiti, ma il fatto è che ha ancor più bisogno di politici modello Berlinguer, e non modello ex militanti-combattenti del partito dei comunisti cannibali passati magicamente dai NUCLEI ARMATI ai NUCLEI ARMANI. Allora, il povero cristo pensa che se proprio non c’è modo di far desistere questi uomini politici dallo spadroneggiare sulla cosa pubblica, tanto vale abbattergli il piedistallo sui quali si reggono: ovvero, i partiti.
Concludo con Il D’Alema pensiero, il più bel fico del bigoncio come lo chiama Cossiga, e se mi facesse un complimento Cossiga, io lo denuncerei – anche lui – per diffamazione.
Il fico di Gallipoli dice “non è vero che Grillo copre i buchi della politica perché non offre risposte ai problemi”. Ottimo, il fatto è che Grillo ha posto delle domande, non ha proposto risposte. Lo so che è una posizione un po’ da paraculo quella di colui che pone solo domande, però intanto le ha poste. E per il momento i potenziali interlocutori si attardano a rispondere. E qualcuno timidamente prova a dire che il Partito Democratico è la risposta ai problemi. Mah!!!! Sarà!!! Ho i miei dubbi. Di certo, però, meglio di niente. E’ un modo per ripensare alla struttura del partito. Sì perché i partiti sono morti da almeno 10 anni, lo dicono tutti i politici illuminati. Ma quanto magnano ancora ‘sti partiti! Sono casi di bulimia post-mortem. Si sa, vermi e cadavere dopo un pò si compenetrano a tal punto che non li distingui più.
E poi, per salvarsi in corner, D’Alema dice che anche tangentopoli ha distrutto i partiti e come sia andata a finire lo sanno tutti: ha vinto il più ricco, l’antipolitico Berlusconi. Ora, caro D’Alema, è un segreto di pulcinella che dietro tangentopoli ci sia stata una forte regia Rossa. Le monetine a Craxi non gliel’ho tirate io. Perché allora non facciamo un bel repulisti anche adesso? Perché adesso ti trema il tafanario?Se queste cose le avesse dette un uomo di destra, non mi sarei stupito. Il fatto che queste cose le dicano anche quelli di sinistra mi lascia un po’ perplesso.
Me l' hanno detto tutti i miei amici intellettuali (e li chiamo intellettuali perché se mi chiamassero intellettuale a loro volta, li denuncerei per diffamazione), tutti i miei cattivissimi maestri e anche qualche politichello. L’argomentazione è giusta: Grillo non risolve i problemi, butta tutto in cagnara; se distruggi i partiti vince solo che ha i soldi (vedi Berlusconi dopo tangentopoli), in politica ci vuole organizzazione, non deve vincere l’arbitrio e il pecoreccio etc etc etc
E’ abbastanza indicativo che siano più gli uomini di sinistra a sentirsi toccati da questo piccolo tsunami; quelli di destra, Fini a parte tacciono. Facile spiegare perché: non gliene frega un cazzo. A loro! E giustamente e coerentemente, non glien' è mai fregato un cazzo di quel che pensa la piazza.
Invece la sinistra mostra tutte le sue abilità equilibristiche nel cercare di inquadrare quanto accaduto e le evoluzioni, come al solito, sono spettacolari.
Bertinotti dice “Grillo riempe i vuoti della politica”.
Rispondo io: allora perché non li chiudi tu questi buchi, caro compagno Bertinotti? Penso che sia piuttosto grave che Beppe Grillo copra i vuoti della politica. Tanto più che non è affatto vero che Grillo riempie i vuoti della politica giacchè non è (e speriamo non lo diventi mai) un uomo politico.
Diliberto dice “attenti, l’antipolitica è sempre di destra!!!”. La mossa è intelligente perché sminuisce e liquida in poche parole tutto l’ambaradan di Grillo. Però è pura retorica: è vero che la sinistra ha bisogno dei partiti, ma il fatto è che ha ancor più bisogno di politici modello Berlinguer, e non modello ex militanti-combattenti del partito dei comunisti cannibali passati magicamente dai NUCLEI ARMATI ai NUCLEI ARMANI. Allora, il povero cristo pensa che se proprio non c’è modo di far desistere questi uomini politici dallo spadroneggiare sulla cosa pubblica, tanto vale abbattergli il piedistallo sui quali si reggono: ovvero, i partiti.
Concludo con Il D’Alema pensiero, il più bel fico del bigoncio come lo chiama Cossiga, e se mi facesse un complimento Cossiga, io lo denuncerei – anche lui – per diffamazione.
Il fico di Gallipoli dice “non è vero che Grillo copre i buchi della politica perché non offre risposte ai problemi”. Ottimo, il fatto è che Grillo ha posto delle domande, non ha proposto risposte. Lo so che è una posizione un po’ da paraculo quella di colui che pone solo domande, però intanto le ha poste. E per il momento i potenziali interlocutori si attardano a rispondere. E qualcuno timidamente prova a dire che il Partito Democratico è la risposta ai problemi. Mah!!!! Sarà!!! Ho i miei dubbi. Di certo, però, meglio di niente. E’ un modo per ripensare alla struttura del partito. Sì perché i partiti sono morti da almeno 10 anni, lo dicono tutti i politici illuminati. Ma quanto magnano ancora ‘sti partiti! Sono casi di bulimia post-mortem. Si sa, vermi e cadavere dopo un pò si compenetrano a tal punto che non li distingui più.
E poi, per salvarsi in corner, D’Alema dice che anche tangentopoli ha distrutto i partiti e come sia andata a finire lo sanno tutti: ha vinto il più ricco, l’antipolitico Berlusconi. Ora, caro D’Alema, è un segreto di pulcinella che dietro tangentopoli ci sia stata una forte regia Rossa. Le monetine a Craxi non gliel’ho tirate io. Perché allora non facciamo un bel repulisti anche adesso? Perché adesso ti trema il tafanario?Se queste cose le avesse dette un uomo di destra, non mi sarei stupito. Il fatto che queste cose le dicano anche quelli di sinistra mi lascia un po’ perplesso.
mercoledì, settembre 12, 2007
Dirottamento
Poichè l'argomento trattato dall'ottimo NOIVOILORO, è lo stesso che volevo trattare io, non mi resta che dirottare i fedelissimi là.
Ottimo Noi,Voi,Loro
Ottimo Noi,Voi,Loro
sabato, settembre 01, 2007
Diana, Oh Diana….Diana Steak-Hutzee!!!!

Anche gli inglesi sono alla frutta! Menomale, non siamo gli unici.
La Sezione Lipparini ha seguito più o meno attentamente il baillamme mediatico creato intorno alla cerimonia religiosa per i 10 anni della morte di Lady Diana: uno spasso.
Fioccano le interpretazioni sociologiche su dieci anni di strategia comunicativa della famiglia reale britannica e sul popolo mondiale di creduloni adoranti Lady D.
La conclusione, sommariamente parlando, è che gli Inglesi devono ritenersi molto fortunati che Oliver Cromwell abbattè la monarchia nel XVII secolo, altrimenti sarebbero ancora governati da un’equipe di persone dove gli elementi che svettano maggiormente per intelligenza sono i cappelli da vecchia carampana della regina Elisabetta .
Stiamo ai fatti: da dieci anni si cerca di fare di Lady D. una specie di santa, un’icona, una persona eccezionale. Orbene, non si capisce come una donna che, con tutto quel che di buono può aver fatto nella vita – francamente alla voce “buone azioni “ si registrano solo le missioni per l’Unicef che, diciamocelo, le fanno ormai cani e porci – non è stata sicuramente un esempio di rettitudine morale né di impegno sociale, né di impegno politico, né di qualcos’altro.
Gian Antonio Stella, nel suo libro La Casta dice che il personale addetto alla manutenzione del Quirinale è il doppio di quello di Buckingham Palace… menomale, perché altrimenti Carlo sarebbe stato doppiamente cornuto!!! E’ chiaro che avere accanto un canchero come Carlo avrebbe indotto chiunque a tradirlo e in maniera plurima, tuttavia il suddetto comportamento non è certo da scriversi sotto la denominazione “il metodo breve per la santità”. Credo che per il buon gusto che Carlo ha dimostrato negli anni, le corna che Diana gli ha messo saranno sempre troppo poche, parimenti, farla santa mi sembra un po’ troppo. E intendiamoci, se a questo soprannumero di estensioni cheratinose apparse sulla cute di Carlo, fosse corrisposto un congruo numero di azioni politiche-sociali che avessero inciso sulla vita delle persone, io l’avrei fatta santa anche da viva: ma non fu così.
So bene che la Casa Reale inglese ha amato e ha usato Diana più da morta che da viva e che l’icona della principessa Semplice-e-alla-mano (anche a quella dello stalliere!) è l’unica ancora di salvezza di fronte a Carletto-Tampax a Camilla-lavogliamatta, William-sciapo-come-la-broda-degli-gnocchi, ed Herry-il-botticello, però… un minimo di ritegno!
Per non parlare delle modalità della cerimonia che hanno quasi del cafonesco: no alla cerimonia pubblica, ma sì alle televisioni. Con tanto di Henry-botticello che fa un discorso strappalacrime,
Elton John, ministri e minestrine e, immancabilmente, cappelli da carampana.
E gli inglesi ancora credono a ‘sta storia!!!
Tanto più che Diana ha commesso l’ultimo, e il più imperdonabile, dei suoi peccati proprio morendo: è morta incautamente durante gli ultimi giorni di agonia di Madre Teresa di Calcutta e, schiaffo morale, le ha rubato la scena con un magnifico funerale che è diventato uno degli argomenti più gettonati sui libri di carta fritta, ovvero di quella branca scientifica la cui bibliografia ben si presta a drenare l’unto delle patatine: la sociologia. Insomma, la povera Madre Teresa si è vista declassata anche in articulo mortis. E la questione entra nel vivo proprio qua: il 5 settembre sarà il decimo anno dell’anniversario della morte di Madre Teresa e, per il momento, l’unico articolo, anche se un po’ melenso, che ho visto sull’argomento l’ho trovato su Vanity Fair – se questo è il giornalismo italiano, ‘annamo bbbene!
Voglio proprio vedere, quando sarà il momento, se qualcuno si ricorderà di Madre Teresa, soprattutto stasera a Loreto, al raduno mondiale dei Papa Boys – sottotitolato “speriamo che volino più palloncini che preservativi”. Voglio proprio sentire se questi gerarchi del vaticano invece di brindare a martini rosso e oliva christi si ricorderanno di quella suora che, pur con luci e ombre, qualcosina ha fatto. Perdonatemi! Non sono moralista! Lo sono solo con i moralisti. Come non sono un tifoso dell’inter, ma lo sono in presenza di milanisti e juventini.
Intanto posso solo sperare che Dio non mi fulmini per questo post..per Bacco, sarà mica filomonarchico e ciellino anche lui!?!?! Di certo non sarà né milanista né juventino!
giovedì, agosto 23, 2007
Tutti "Gli amanti" di Ornella

C’è molto da raccontare di questa estate:Scurano, Salento, annegamenti rischiati, affondamenti psicologici, fallimenti, abbagli, un deludente killer professionista etc etc.
Tuttavia sarà d’obbligo parlare di un concertino niente male che abbiamo visto negli ultimi giorni di Luglio. Il concerto di Ornella Vanoni in Piazza Santo Stefano
Sì, d’accordo, la cosa non è molto fresca però vale la pena di parlarne. Per due motivi: il primo, ovviamente, è che Ornella, è nata nel 1934 e facendo due conti, io l’ho vista cantare su due tacchi a spillo paurosi, elegantissima, per un’ora e mezzo con la sua voce nivale (quasi) ancora tutta intera. Questo già avanzerebbe.
Il secondo è che nelle radio sta girando il suo nuovo singolo (il disco nuovo uscirà in autunno) “Gli amanti” e dalle sensazioni che ho avuto credo che sarà un bel disco. Sento che le emittenti stanno rilanciando i suoi vecchi successi per fare da apripista al nuovo lp. E bisogna anche dire che “Gli Amanti” è ben fatta, nulla di troppo pretenzioso, una canzonetta estiva – come lei stessa dice sul suo sito – ma come al solito elegante, pulitissima e con gli arrangiamenti che ricordano il disco “un panino una birra e poi”.
Fatta questa premessa pesudo-musicologica, torniamo a LEI. Ormai quali sono le passioni della Sezione lo sapete. Non ho saputo resistere al ruggito di un’altra vecchia leonessa, austera, capricciosa, e snob snob snob da farmi venire i singhiozzoni solo a dirlo.
Ornella è ancora superba, nel misto di isteria e affetto che usa al suo pubblico e ai suoi musicisti. Io ero tra le prime file contornato da un’umanità varissima: una percentuale altissima di gay che limonavano a manetta e un’altra grande percentuale di attempate sciure che, alla vecchia maniera, si erano portate la sedia da casa.
“era lei, soffocante e leggera, un’amante che ti spia, dato che è già stata sua tua, mia….musica musica” Il concerto parte con “musica musica” e anche le nonnette cigolanti si alzano e ondeggiano come in un twist alla moviola, senza contare i gay contorsionisti che ancheggiano senza requie avvinti come l’edera. E piazza Santo Stefano si trasforma immediatamente in un enclave laica di un’Amsterdam Cubana, una vacatio legis, dove tutto è permesso e dove lo scorrere del tempo si inverte e gli invertiti si invertono. In questa italia bigottolica non è cosa da poco: sono i miracoli del talento.
Insomma che bellezza!
E poi Ornella tra una canzone l’altra parla, impertinente e capricciosa come un bassotto, prende in giro Vasco Rossi con la lingua di un serpente che ancora gli permette di strisciare anche tra le note più ripide.
Racconta della sua vita, delle sue illustre collaborazioni e quando la senti parlare ti accorgi della differenza che c’è tra qualcuno che possiede talento e chi possiede talento e classe. Praticamente un abisso: che la sua voce riesce tranquillamente a saltare anche ora che ha più di 70 anni.
Cominciano i latin scritti assieme a Toquino e le canzoni di Vinicius de Moraes tradotte in italiano per lei. Mi chiedo: perché oggi non riusciamo più a scrivere musica del genere? Perché anche cantanti dotate tipo Giorgia o la Pausini se messe vicino a Ornella e Co. sembrano cantanti da oratorio?? E non mi riferisco all’aspetto strettamente vocale quanto a quello musicale, testuale e via dicendo e discorrendo. E poi, parliamoci chiaro, quando Ornella è entrata, c’era di che prosternarsi: non è che lei si muova più di tanto sul palco – ovviamente 70 anni e 7 cm di tacco sarebbero coefficienti di difficoltà anche per Nadia Comaneci – ma ugualmente la sua presenza è magnetica.
E mentre fioriscono i baci omologhi e le nonnette oliano le giunture e scaldano le cartilagini residue, penso che sono anch’io un amante di Ornella e ancor di più vorrei esserlo perché il fatto che sia stronza come poche, me la fa amare ancora di più.
A lei posso perdonarlo perché alla classe si perdona tutto. Ma bisogna essere provvisti di classe, molta classe, e oggi Ornella è una delle poche a cui posso perdonarlo.
Forse l’unica. Per le altre c'è lo zero a zero in casa col poggibonsi.
martedì, luglio 31, 2007
lunedì, luglio 30, 2007
Sinistri equilibrismi

Leggendo il corriere della sera di ieri (domenica 29 luglio) non si poteva fare a meno di notare, ma direi che è una faccenda che va avanti da un bel pezzo, una certa propensione della sinistra a perdersi in affatto oziosi equilibrismi che sembra di stare al circo Orfei ma senza lo spettacolo del parrucchino di Moira Orfei.
Vengo al dunque:
Sergio Romano nell’editoriale dice che Veltroni ha steso il programma di Torino, poi sabato in un’intervista ha spiegato che se non si fanno le riforme costituzionale – per quanto concerne la ripartizione dei poteri tra camere, premier, e riforma elettorale – non c’è santo: non si può fare assolutamente nulla! Il sistemo è bloccato. Grazie di avercelo detto prima di cominciare a menare il can per l’aia.
Almeno l’ha detto subito! Magari c’è speranza che questa consapevolezza maturi più profondamente tra gli schieramenti visto che sono in molti a pensarla come Veltroni.
Punto secondo. Bologna: vicenda della mostra/performance intitolata “la Madonna piange sperma” organizzata dall’associazione gay “carni scelte”. La mostra doveva tenersi un mese fa, ma è stata proibita per vilipendio alla religione con canto di Cofferati che s’incazza con i gay e Cafarra che celebra messe riparatorie.
In tutto questo tourbillon l’associazione viene denunciata per vilipendio, appunto, e il prefetto De Nicola dice, invece, che la bestemmia non sussiste perché la Madonna, teologicamente parlando, non è una divinità e tira fuori tanto di sentenze della Corte Costituzionale per cui la bestemmia è tale solo se riferita la divinità. Ora, fermo restando che odio il bigottismo, ritengo che una mostra come quella fosse assolutamente fuori luogo, insensata e non perché lo dice il cardinale Cafarra, ma perché si può colpire l’autoritarismo infestante di questa chiesa in modo molto più intelligente che con una provocazione da checca isterica. Tuttavia la presa di posizione di De Nicola, tesa a salvare capra e cavoli, è ancora più assurda. Sarà giuridicamente ineccepibile, ma è anti-culturale. Per chi crede e chi non crede la figura della Madonna è una delle più belle, più straordinariamente poetiche che la nostra cultura abbia prodotto ed è assurdo sostenere che la mostra sia offensiva per la religione ma che non costituisca bestemmia. E’ una bestemmia e festa finita! Lo è nei confronti della nostra cultura! Allo stesso modo, pensare di insultare la Madonna senza bestemmiare è svilente anche per il bestemmiatore stesso. Lascerebbe un vuoto immenso, un senso di solitudine senza precedenti.
Chiedetelo ai vecchi dei circoli Arci e vedrete che strabuzzeranno gli occhi, sgomenti.
Non importa se non ci sono i termini giuridici per definirla come tale: se io fossi uno di quelli che hanno organizzato la mostra non accetterai mai, neanche sotto tortora, questa sentenza di assoluzione, perché tra l’altro, svilirebbe la portata della mia provocazione. Se uno provoca deve assumersi le responsabilità di ciò che fa. Meglio colpevoli che mal fottuti da un equilibrismo piccolo piccolo. Così la prossima volta magari la chiameranno “San Giuseppe piange sperma” o “il bue e l’asinello piangono sperma”…cosa mai cambierebbe??????
Terzo: sul Corriere si cita un articolo di Liberazione (quotidiano comunista) dice che il consumismo è libertà e non va demonizzato. E via già giù che i comunistoni cominciano a argomentare come se stessero discettando sull’ente. E visto che non abbiamo ancora risolto le contraddizioni legati ai sistemi di produzione proviamo ad andare a valle a risolvere quelli del consumo. E quindi, nell'articolo, si consiglia alla sinistra di lavorare sul senso di frustrazione metropolitano che nasce in coloro che non hanno potere d’acquisto. E Luciano Canfora dice che un esproprio proletario nei negozi di via Montenapoleone non è un atto rivoluzionario: anche perché, direi io, se proprio si deve pensare a un esproprio proletario mi concentrerei su altri beni di largo consumo. Magari si potrebbe organizzare una festa dell’Unità in cui si va in balera solo con vestiti Gucci e Prada, ma poi io li restituirei. Insomma sarebbe solo un divertissement!
E poi quel gatto lupesco di Edoardo Sanguineti dice che sì, i consumi devono essere liberi ed equi ma questo è possibile solo dopo la rivoluzione. Ma, dico io, che tipo di consumo si avrebbe dopo una rivoluzione comunista? E’ evidente che non si potrebbe parlare più di “consumo” nei termini in cui lo si definisce in una società capitalista. Sarebbe un’altra cosa.
Insomma ieri c’ho perso il capo per star dietro a questi funamboli. E tutto questo deambulare nelle funi del paradosso si addice più ai lustrini, alle paillette e alle salopette che a coloro che tentano di pensare a nuove forme di società.Tutto questo più che di sinistra, è molto sinistro. Davvero.
Vengo al dunque:
Sergio Romano nell’editoriale dice che Veltroni ha steso il programma di Torino, poi sabato in un’intervista ha spiegato che se non si fanno le riforme costituzionale – per quanto concerne la ripartizione dei poteri tra camere, premier, e riforma elettorale – non c’è santo: non si può fare assolutamente nulla! Il sistemo è bloccato. Grazie di avercelo detto prima di cominciare a menare il can per l’aia.
Almeno l’ha detto subito! Magari c’è speranza che questa consapevolezza maturi più profondamente tra gli schieramenti visto che sono in molti a pensarla come Veltroni.
Punto secondo. Bologna: vicenda della mostra/performance intitolata “la Madonna piange sperma” organizzata dall’associazione gay “carni scelte”. La mostra doveva tenersi un mese fa, ma è stata proibita per vilipendio alla religione con canto di Cofferati che s’incazza con i gay e Cafarra che celebra messe riparatorie.
In tutto questo tourbillon l’associazione viene denunciata per vilipendio, appunto, e il prefetto De Nicola dice, invece, che la bestemmia non sussiste perché la Madonna, teologicamente parlando, non è una divinità e tira fuori tanto di sentenze della Corte Costituzionale per cui la bestemmia è tale solo se riferita la divinità. Ora, fermo restando che odio il bigottismo, ritengo che una mostra come quella fosse assolutamente fuori luogo, insensata e non perché lo dice il cardinale Cafarra, ma perché si può colpire l’autoritarismo infestante di questa chiesa in modo molto più intelligente che con una provocazione da checca isterica. Tuttavia la presa di posizione di De Nicola, tesa a salvare capra e cavoli, è ancora più assurda. Sarà giuridicamente ineccepibile, ma è anti-culturale. Per chi crede e chi non crede la figura della Madonna è una delle più belle, più straordinariamente poetiche che la nostra cultura abbia prodotto ed è assurdo sostenere che la mostra sia offensiva per la religione ma che non costituisca bestemmia. E’ una bestemmia e festa finita! Lo è nei confronti della nostra cultura! Allo stesso modo, pensare di insultare la Madonna senza bestemmiare è svilente anche per il bestemmiatore stesso. Lascerebbe un vuoto immenso, un senso di solitudine senza precedenti.
Chiedetelo ai vecchi dei circoli Arci e vedrete che strabuzzeranno gli occhi, sgomenti.
Non importa se non ci sono i termini giuridici per definirla come tale: se io fossi uno di quelli che hanno organizzato la mostra non accetterai mai, neanche sotto tortora, questa sentenza di assoluzione, perché tra l’altro, svilirebbe la portata della mia provocazione. Se uno provoca deve assumersi le responsabilità di ciò che fa. Meglio colpevoli che mal fottuti da un equilibrismo piccolo piccolo. Così la prossima volta magari la chiameranno “San Giuseppe piange sperma” o “il bue e l’asinello piangono sperma”…cosa mai cambierebbe??????
Terzo: sul Corriere si cita un articolo di Liberazione (quotidiano comunista) dice che il consumismo è libertà e non va demonizzato. E via già giù che i comunistoni cominciano a argomentare come se stessero discettando sull’ente. E visto che non abbiamo ancora risolto le contraddizioni legati ai sistemi di produzione proviamo ad andare a valle a risolvere quelli del consumo. E quindi, nell'articolo, si consiglia alla sinistra di lavorare sul senso di frustrazione metropolitano che nasce in coloro che non hanno potere d’acquisto. E Luciano Canfora dice che un esproprio proletario nei negozi di via Montenapoleone non è un atto rivoluzionario: anche perché, direi io, se proprio si deve pensare a un esproprio proletario mi concentrerei su altri beni di largo consumo. Magari si potrebbe organizzare una festa dell’Unità in cui si va in balera solo con vestiti Gucci e Prada, ma poi io li restituirei. Insomma sarebbe solo un divertissement!
E poi quel gatto lupesco di Edoardo Sanguineti dice che sì, i consumi devono essere liberi ed equi ma questo è possibile solo dopo la rivoluzione. Ma, dico io, che tipo di consumo si avrebbe dopo una rivoluzione comunista? E’ evidente che non si potrebbe parlare più di “consumo” nei termini in cui lo si definisce in una società capitalista. Sarebbe un’altra cosa.
Insomma ieri c’ho perso il capo per star dietro a questi funamboli. E tutto questo deambulare nelle funi del paradosso si addice più ai lustrini, alle paillette e alle salopette che a coloro che tentano di pensare a nuove forme di società.Tutto questo più che di sinistra, è molto sinistro. Davvero.
ps: sulla faccenda relativa al welfare stendo un velo pietoso. Prima un conclave di 20 giorni per raggiungere un accordo con le parti sociale e ora... la sinistra radicale minaccia battagli in parlamento per modificare utleriormente il testo. E Diliberto dice:"ognungo deve avere le mani libere sul voto della legge in parlamento..come a dire..."come-te-movi-te-fulmino". Infernale!
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